VERSIONE TONDA DEF

Lethwei

Il pugilato birmano si chiama lethwei o Myanma yuya louvi (Myanmar traditional boxing in inglese). La sua versione sportiva è anche chiamata dagli anni 1960: bando kickboxing. Questa pratica di scherma delle mani e dei piedi nudi risalirebbe al III secolo, quando i monaci volevano intrattenersi e difendersi. È un pugilato “detto marziale” che prende in prestito dall’eredità tecnica dal guerriero birmano tutta la sua abilità di stratega. Divenne popolare a partire dall’XI secolo sotto i Re Anawratha, con combattimenti plurietnici senza alcuna regola e di una violenza senza misura. Il modo di affrontarsi è molto specifico, tiene conto molto spesso del comportamento animale e ha pochi tratti in comune con le altre pratiche orientali. Ancestralmente, l’opposizione è diretta da due arbitri e si svolga in un cerchio dove ogni forma di percussione e di proiezione è autorizzata. L’era moderna ha introdotto le regole del pugilato occidentale, particolarmente i guanti, le protezioni, i round e il ring. Il panel tecnico del combattente è molto largo ed i comportamenti si ispiranoi alle altre pratiche di combattimento della Birmania. Si trovano numerose azioni spettacolari particolarmente le tecniche volanti (calcio in volo, colpo di ginocchio e di gomito in volo), e tecniche in marcia di scala (calcio e colpo di ginocchio). Nel passato, il pugilato birmato tradizionale era l’antitesi di Thaing, per il suo aspetto brutale e primario. Oggi, non è così, poiché organizzato nelle condizioni moderne, può essere piacevole a vedere.Nove tecniche tradizionali compognono la pratica del pugilato birmano. Le caratteristiche tecniche del lethwei tengono tre componenti principali, le armi utilizzate, gli scopi mirati e le distanze di combattimento. Troviamo:

  1. un’utilizzazione di tutto l’arsenale corporale disponibile, di percussione e di proiezione (nove armi principali: cranio, due pugni, due gomiti, due ginocchia e due piedi),
  2. la ricerca di percussione dell’insieme del corpo avverso,
  3. la gestione di tre distanze di combattimento: distanza lunga (in particolare di calcio), distanza media (colpi di ginocchio, pugno e gomito), corpo a corpo (prese e proiezioni).

Da un punto di vista strategico, e per essere facilmente ricordato, un insieme di principi è decretato. Per esempio, troviamo i principi seguenti:

  1. colpire le armi avverse prima di attaccarsi al centro del corpo (ex.: scossa in colpo di testa nel muscolo in stesso tempo di un colpo di pugno circolare avverso o percussione della coscia avversa in calcio frustrato (fr. fouetté) in occasione di un’offensiva in calcio circolare in linea mediana),
  2. le proiezioni hanno a effettuarsi nello spazio vicino per portare una percussione immediata in arrivando al suolo,
  3. utilizzare le strategie degli animali del thaing (ex. percussione nei membri inferiori avversi di tipo cinghiale, o colpo di zampa di tipo pantera nelle braccia avversi per aprirsi un camino verso gli scopi, o scopaturo rotativo della tigre in un’offensiva in calcio alla faccia).

Tradizionalmente il combattimento si svolge in un cerchio. Nei villaggi birmani, ancora allo XXIe secolo, questo combattimento ha mantenuto il suo carattere ancestrale. Solo l’apparizione di un ring occidentale e delle divisioni sembra essere segno di modernità.L’incontro è diretto da due arbitri, per potere meglio separare i protagonisti, e è evaluato da sei giudici. Tutte le tecniche sono autorizzte, si può colpire un uomo in terra. I pugili combattono durante le partite molto lunghe. I round sono intervallati da riposi completi durante quali si svolgono altri incontri.L’attrezzatura è sommaria, porto dei pantaloncini di pugilato, mani bandate, noce di cocco in modo di protezione genitale, correggia di cuoio tra i denti. Finora, molti pugili birmani si tatuano il tronco e le gambe. Si può vedere, ad alcuni, le loro vittorie, ad altri delle rappresentazioni di animali (aquila, cobra, pantera, tigre, ecc.) simbolizzando forza e coraggio.Danza guerriera eseguita all’inizio di combattimento, per dimostrare abilità e coraggio. Alla fine della danza, le braccia incrociate il pugile si colpisce ciascuna delle sue spalle con la mano opposta in modo da annunciare che è pronto a combattere. Una danza di vittoria è anche eseguita dopo la decisione dei giudici. Prezentazione delle armi utilizzate durante il combattimento di lethwei, dal pugile stesso. Colpisce della sua mano aperta l’arma opposta. La presentazione si effettua dall’alto in basso, inizialmente coi pugni ed i gomiti, poi i ginocchia ed infine di piedi.

Bokator

Bokator  è un’arte marziale cambogiana, da cui è derivata la versione moderna e sportiva Pradal Serey, anche nota come khmer boxing. Presenta diverse similitudini con la “vicina” Mae Mai Muay Thai: un largo uso di tecniche di gomito e ginocchio, soprattutto nelle fasi di combattimento ravvicinato, tipologie di calci laterali (roundhouse kick) separate da differenze molto piccole e l’uso di posizioni di difesa/attacco quasi identiche. Una delle tecniche più note di quest’arte marziale,ad esempio, è la combinazione di ginocchiata saltata e gomitata discendente. L’origine leggendaria del Bokator narra di un contadino che si spinge nella giungla, armato solo di un piccolo coltello, e viene assalito da un leone: inizialmente il contadino viene sopraffatto dalla bestia. Ma quando questa sta per divorarlo, il contadino lo colpisce con un fortissimo calcio nei genitali, uccidendolo all’istante. La traduzione letterale di Bokator è infatti “uccidere il leone”. Durante il governo (e le indicibili violenze sui civili) di Pol Pot, molti praticanti ed esperti di Bokator vennero barbaramente uccisi. Questo lascia attualmente un solo vero Gran Maestro di Bokator ancora in vita. Bokator non è praticata a livello agonistico, in quanto un incontro full contact ucciderebbe quasi sicuramente uno dei due contendenti. Come molte altre arti marziali, venne probabilmente creata per un uso di tipo bellico, a costituire la difesa di un guerriero che, disarmato, avrebbe dovuto sopravvivere affidandosi esclusivamente alle sue capacità nel combattimento senza armi, e avrebbe dovuto uccidere o ferire il nemico il più in fretta possibile. Come la Muay Thai, il Bokator e la sua versione sportiva, hanno un gran numero di rituali pre-scontro. Come ad esempio l’esecuzione del Wai Kru, seguito da una danza simile in tutto e per tutto alla Ram Muay. Entrambi i riti vengono eseguiti subito prima dello scontro, e servono a proteggere i guerrieri che si apprestano a combattere. Quando ancora si svolgevano incontri full contact di Bokator, i lottatori indossavano corde annodate intorno alle mani, per infliggersi profonde ferite, e pare che l’esecuzione dei riti pre-combattimento, e la musica pentatonica che accompagnava lo scontro, rallentassero la percezione del tempo e del dolore. Altro aspetto spirituale molto visibile (e ancora una volta simile alla Mae Mai Muay Thai) e l’indossare il mongkon prima, o anche durante gli scontri. Tutti i punti in comune che sono stati sopra citati fra queste due arti marziali, sono dovuti al semplice fatto che il popolo Khmer proviene dalla Thailandia, e risiede ancora nel sud-est di quest’ultima, come anche in Vietnam. Vi però sono anche piccole differenze tecniche, in realtà abbastanza sostanziali. Ad esempio mentre nella Mae Mai e Muay Thai, il calcio in assoluto più utilizzato (roundhouse kick) sfrutta una potente torsione dell’anca quando colpisce l’avversario, colpendolo con la tibia come se si volesse trapassarlo, nel Bokator e Pradal Serey il calcio mira a colpire l’avversario con forza e velocità, per poi ritrarsi subito seguendo la traiettoria opposta. Questa differenza è determinata dalla maggiore elusività in generale del Bokator rispetto alla Mae Mai, più aggressiva e orientata all’attacco costante.